lunedì 17 marzo 2008

Pandette Fiorentine


Ecco una pagina delle Pandette fiorentine:

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Vorrei aggiungere qualche notizia riguardo l’istituzione e lo svolgimento dei primi concili tratta da Storia dei Concili di Aubert - Fedalto - Quaglioni, Ed. San Paolo, Milano 1995.
Prima del concilio di Nicea, la Chiesa soleva risolvere i suoi problemi interni adattando le disposizioni contenute nelle Scritture, alle questioni che via via si ponevano, in maniera non sistematica né universale: infatti, come riporta Eusebio di Cesarea, i sinodi che si riunivano per decidere sull’identità del vero Cristo avevano carattere provinciale e si limitavano a provvedimenti che al massimo riguardavano alcune province ecclesiastiche; tali provvedimenti riguardavano questioni legate alle tradizioni delle singole Chiese come la data della Pasqua o la validità del battesimo agli eretici. Fu il caso gravissimo di Paolo di Samosata eretico, assurto a vescovo di Antiochia mediante i favori della principessa Zenobia che mutò le cose: il sinodo del 268 sentenziò la scomunica inviandone notifica a “tutti i vescovi della Chiesa Cattolica che è sotto la terra”; e non poteva ragionevolmente non rivolgersi all’intera Chiesa. Ecco che le disposizioni sinodali iniziarono ad avere portata universale. Con la liberalizzazione del culto, anche le eresie trovarono maggior diffusione, rappresentando il principale ostacolo per la Chiesa. L’eresia di Ario, soprattutto, estendendosi all’intero bacino mediterraneo, rese necessaria l’indizione di un concilio ecumenico, il primo concilio della storia, quello che si tenne a Nicea tra maggio e giugno del 325 e che vide in Costantino il vero protagonista. Costantino fin da subito aveva mostrato interesse per i problemi teologici della Chiesa, dando spazio anche ai ricorsi di scomunica papale che venivano poi riesaminati nel sinodo (celebre quello di Arles (314) che si occupò della Chiesa scismatica donatista). La grande premura di Costantino per questi problemi era in realtà suggerita dagli stessi vescovi che vedevano in lui l’unico in grado di realizzare l’unità della Chiesa. La questione molto dibattuta nel tempo era quella di spiegare razionalmente l’evento di un Dio che si fa uomo. Taluni accentuavano la natura umana, altri quella divina. Era necessaria una spiegazione definitiva di come il Figlio di Dio fosse distinto dal Padre e dallo Spirito Santo, pur conservandone l’unità. Se da una parte i teologi tentavano di conciliare Cristianesimo a monoteismo ebraico e monoteismo filosofico, dall’altra la Chiesa predicava secondo la tradizione ma senza poter rispondere agli interrogativi. Il pensiero di Celso fu alla base del monofisismo; poi vi era chi accentuava le tre ipostasi e distingueva il Padre dal Figlio, come gli alessandrini; Origene riteneva il Cristo come mediatore tra Logos e carne. L’eresia ariana prese le mosse da Sabellio e Paolo di Samosata i quali non credevano nel Dio unigenito generato non creato prima di tutti i secoli, il Verbo incarnato. Era necessario a questo punto sancire anche sul piano politico l’avversione a ogni tipo di eresia. L’eresia Ariana cominciò quando Ario tentò di spiegare alla sua comunità di Baucali la dossologia battesimale. Egli però la spiegò secondo una interpretazione tutta sua, a dir poco bizzarra, secondo il medioplatonismo associando alle ipostasi del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, quelle dell’Uno, della Materia e della Mente, senza preoccuparsi della consustanzialità. In questa visione l’incarnazione è la discesa del Logos, nella carne, senza ammettere l’anima umana nella persona di Cristo. Anzi Cristo più che persona è un superuomo, un essere angelico, non ingenerato in quanto solo Dio è l’unico ingenerato, ma figlio adottivo allo stesso modo della filiazione di tutti gli uomini. Non quindi un essere prodotto dal Padre ma per mezzo del Padre. Pur mantenendo intatta l’idea salvifica dell’Agnello immolato, è chiara come questa struttura sia alquanto vacillante nel contemplare il mistero della Redenzione. I pur numerosi ammonimenti non bastarono a far desistere Ario dalla sua malsana predicazione. Eccoci quindi al Concilio di Nicea, a cui Costantino presenziò, come dice Eusebio “simile a un celeste angelo del Signore...con una veste splendente… assiso su un piccolo trono di oro massiccio”. Egli parlò in latino ma si servì di un interprete per la traduzione simultanea in greco. Qui venne stabilita la nuova professione di fede. Secondo me è interessante porre a confronto il simbolo dei 139 padri con il c.d. “simbolo degli apostoli” (attribuito ai primi apostoli cristiani) che si recita durante la liturgia in questi giorni di Quaresima al posto del credo niceno-costantinopolitano:

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore Gesù Cristo, figlio di Dio generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza dal Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero generato non creato, della stessa sostanza del Padre, secondo i Greci consostanziale, mediante il quale tutto è stato fatto, sia ciò che è in cielo, sia ciò che è in terra; per noi uomini e per la nostra salvezza egli è disceso dal cielo, si è incarnato, si è fatto uomo, ha sofferto ed è risorto il terzo giorno, è salito nei cieli e verrà per giudicare i vivi e i morti. Crediamo nello spirito santo.
E conclude: Quelli che dicono “vi fu un tempo in cui egli non esiste, prima che nascesse non era, è stato creato dal nulla, è di un’altra sostanza da Dio” siano condannati.

Si nota come a Cristo sia ora affiancata l’apposizione di Signore, che secondo la tradizione greca sta a indicare Dio, il quale è fatto della stessa sostanza del Padre ed è stato generato prima di tutti i secoli.

Il concilio di Nicea si occupò anche di questioni complementari come la fissazione definitiva del giorno della Pasqua, il celibato ecclesiastico, sulla consacrazione dei vescovi, sulla condanna dell’evirazione, sull’usura. Per curiosità riporto due esempi di canone:

Dei chierici usurai: Poiché molti chierici, trascinati da avarizia e da volgare desiderio di guadagno prestano con interesse dimenticando la Sacra Scrittura, il santo e grande sinodo ha stabilito che se qualcuno riscuoterà interessi o si darà a qualche altro guadagno scandaloso sarà radiato dal clero.

Dei neofiti ammessi nel clero:…È bene che in futuro non accada che i neofiti siano subito ammessi al battesimo e promossi all’episcopato o al sacerdozio, perché è necessario del tempo a chi viene catechizzato e una prova più lunga dopo il battesimo.

Risulta chiaro che i canoni non vanno a modificare le Sacre Scritture ma costituiscono quel diritto umano che comunque non può discostarsi da quello divino. Andando a consultare le Scritture ho reperito i passi che tra i tanti possono riferirsi a questi due canoni. Per il primo si può confrontare Sal 15,5 ed Es 22,24; per il secondo invece 1Tm 3,6.

Dopo la morte di Costantino le eresie ebbero modo di riemergere soprattutto sotto Giuliano l’Apostata. Le maggiori sedi dell’Oriente abbracciarono l’eresia ariana. Dai padri cappadoci scaturì la questione sulla divinità dello Spirito Santo e del suo rapporto con il Padre e con il Figlio. Furono queste le premesse per l’indizione del Concilio di Costantinopoli (maggio-luglio 381), sotto l’imperatore Teodosio, concilio che riguardò solo l’Oriente (anche se poi fu interpretato ecumenicamente, in quanto il simbolo che fu stabilito fu recepito anche in occidente) da svolgersi in parallelo a quello Ambrosiano di Aquileia. Del Concilio conosciamo ben poco: sappiamo che Teodosio non vi ebbe una parte così importante come era stata quella di Costantino; durante i lavori molti vescovi non approvarono la consustanzialità dello Spirito e lasciarono il concilio. Quello che il concilio fece fu confermare la fede nicena, anatemizzando tutti gli eretici. Il canone 3 è il più importante di questo concilio e stabilisce “il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d’onore dopo il vescovo di Roma, perché tale città è la nuova Roma”. Tale disposizione non toccava Roma, ma toglieva ad Alessandria il primato sull’oriente. Il simbolo dei 150 padri è quello che attualmente si recita nella liturgia. In esso è contemplata l’unicità della Sostanza divina, ripartita nelle tre ipostasi consustanziali del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il fedele non si limita più a credere nello Spirito Santo: “si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della vergine Maria” cioè lo Spirito Santo è l’operare stesso del Padre, è Signore e Dio “credo nello spirito Santo che è Signore e dà la vita, che procede dal padre e insieme al Padre e al Figlio deve essere adorato e glorificato”. È inserita nella professione di fede, anche quella per l’unica chiesa cattolica apostolica e per sacramento battesimale che solo la Chiesa Cattolica può amministrare.

Anonimo ha detto...

Qualcuno sa dirmi di cosa si è parlato oggi a lezione, purtroppo non sono potuto venire.
Grazie in anticipo

matricola 281933 ha detto...

ciao ragazzi!volevo gentilmente sapere quando verrano sospese le lezioni per le vacanze di Pasqua!!scusate per il disturbo ma a causa di una brutta influenza non ho potuto seguire le ultime lezioni e quindi non sono informata!grazie in anticipo a chiunque mi rispondera'.buona giornata e buono studio

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

ciao a tutti!!!
oggi non sono venuta a lezione, mi potete dire cosa ha spiegato???
grazie mille!!!

Anonimo ha detto...

Giustinano per emulare la fama di Teodosio non contento del solo codice e volle compiere un'impresa "nobile" e difficile, cioè raccogliere ed unire insieme i monumenti dell'antica giurisprudenza e disponendoli secondo un certo ordine. Ed era composto delle costituzioni e dei principi che andavano da Adriano fino ad arrivare a Giustiniano. Inoltre erano compresi anche i responsi degli antichi giureconsulti e delle note che avevano fatto ai tempi dei romani, dei libri metodici e dei loro commentari. Giustiniano nel quartio anno del suo impero diede lincarico di compiere questa "impresa" a Triboniano e a sedici dei suoi colleghi, tra i quali Teodofilo e Cratino, celebri professori di legge nell'accademia di Costantinopoli, Dorodeo e Anatolio, anc'essi professori nell'accademia di Berito, intervennere anche un magistrato di nome Costantino e furonio selti undici avvocati.
Dopo circa tre anni Giustinuano riaffidò agli stessi che avevano compilato le Istituzioni ovvero gli elementi e i principi della legge, fatte allo scopo di aiutare i giovani a comprenderei i testi antichi, per poi passare ad uno studio più "complesso" cioè quello delle Pandette.
Le Pandette furono pubblicate nel dicemre del 533 in tutto l'Oriente e nell'Illirico. All'opera appena nata gli furno subito dati due nomi, il primo latino cioè Digesti e l'altro greco Pandette, il primo nome deriva dal fatto che i libri conntengolo le sentenze dei giureconsulti collocati secondo un certo ordine e disposte secondo il metodo e la serie dell'editto perpetuo, il secondo nome invece deriva dal fatto che esse abbracciano tutta la Giursprudenza antica.
Il Polizziano fu il primo a fare studi sulle Pandette Fiorentine.
Il manoscritto delle Pandette Fiorentino o per meglio dire Pisane, era stato tentuto in gran venerazione dai Pisani ed era stato a volte consultato dai gramn dottori del diritto, prima della recensione di Polizziano.

Anonimo ha detto...

Vorrei provare a parlare dell'istituto giuridico del Gairethinx per vedere se realmente ho capito di cosa si tratta, perchè a lezione mi è sembrato di non avere colto pienamente questa nozione. Proviamo: il Gairethinx è un istituto giuridico composto dall'assemblea dei combattenti (Arimanni), attraverso il quale, in seguito ad un accordo raggiunto con il re, viene emanato il Codice. Esso ricalca il formalismo della mancipatio del vecchio diritto romano classico, con la funzione però di rendere inattacabile la disciplina che regola le emancipazioni (in particolare le manomissioni dei servi) e le alienazioni (tra cui le donazioni). Tra l'altro questo è un istituto di grande innovazione, in quanto la legge non è più imposta solo per mera volontà del legislatore, ma è sempre concordata tra re e assemblea, con conseguente approvazione con cerimonia formale.Se ho omesso o sbagliato qualcosa, per favore prof. Conte o Dott.ssa Di Paolo correggetemi...Grazie
PS. sono costretta a firmarmi con l'anonimo perchè non riesco più ad entrare per lasciare un commento, comunque la mia matricola è 402957..spero di risolvere il problema

402957 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
402957 ha detto...

Vorrei provare a parlare dell'istituto giuridico del Gairethinx per vedere se realmente ho capito di cosa si tratta, perchè a lezione mi è sembrato di non avere colto pienamente questa nozione. Proviamo: il Gairethinx è un istituto giuridico composto dall'assemblea dei combattenti (Arimanni), attraverso il quale, in seguito ad un accordo raggiunto con il re, viene emanato il Codice. Esso ricalca il formalismo della mancipatio del vecchio diritto romano classico, con la funzione però di rendere inattacabile la disciplina che regola le emancipazioni (in particolare le manomissioni dei servi) e le alienazioni (tra cui le donazioni). Tra l'altro questo è un istituto di grande innovazione, in quanto la legge non è più imposta solo per mera volontà del legislatore, ma è sempre concordata tra re e assemblea, con conseguente approvazione con cerimonia formale.Se ho omesso o sbagliato qualcosa, per favore prof. Conte o Dott.ssa Di Paolo correggetemi...Grazie
Per fortuna sono riuscita a risolvere il problema di accesso...grazie ancora

Ma.Martyina ha detto...

Salve a tutti vorrei provare a riassumere la lezione di oggi cercando anche di integrare ciò che è stato detto dai miei compagni. All interno dell impero c ‘era una contrapposizione tra due sistemi giuridici : quello Romano e quello Germanico. C’era l idea che entrambi questi diritti erano immutabili….ma lo stesso Giustiniano da una parte affermava che il corpus iuris civilis era perfetto dall altro era lui stesso ad emanare giorno dopo giorno nuove norme. Giustiniano si sentiva “ lex animata in terris”. Del corpus iuris abbiamo una riproduzione letterale, l Authenticum e L Epitome Iuliani, che nn era una traduzione letterale ma, come dice gia il nome, un riassunto ed era particolarmente amata dalla Chiesa visto che vi erano inserite molte norme che la riguardavano. Giustiniano riesce a portare il suo diritto in Occidente solo con le armi, infatti invia Belisario a riconquistare il regno, e dopo la morte di questi nel 553 Narsete prende il suo posto e porta a termine l opera. Queste guerre mettono a terra l economia del paese, la popolazione è distrutta e quando il diritto giustinianeo sbarca in Italia nn trova di certo un terreno fertile sul quale crescere e farsi conoscere. Nel 569 i Longobardi entrano tranquillamente in Italia, che nn troverà più l unità fino al Risorgimento nel 1870. Il popolo dei Longobardi si divide in gruppi capeggiati da Duchi che non rispondono più di tanto al potere centrale specialmente inizialmente. I Longobardi non amano le coste quindi si mantengono al centro della penisola, lasciando le coste ai Bizantini. Come c era una disgregazione del controllo del potere c era specularmente anche una disgregazione del diritto e i Duchi stessi si rendono conto della necessità di una maggiore unità. Nel 643 venne promulgata la legislazione dei Longobardi, o meglio l Editto di Rotari, il loro re. Gli Aremanni erano uomini liberi combattenti molto fedeli al re, non erano molto potenti ma semplici cavalieri. In questo contesto l editto del re rotarmi era una sorta di promessa nei confronti dell esercito formato dagli alemanni per tutelare finalmente anche i loro diritti, e in cambio l esercito avrebbe conquistato una zona che era ancora sotto i bizantini. La particolarità di questo editto è che per la maggior parte è composto da tariffe, ogni tariffa in corrispondenza di ogni azione o ogni parte del corpo lesa. Questo perché spesso i potenti spadroneggiavano e si dava spesso viva a faide senza una fine. Il re così diventa garante della composizione pecuniaria dell offesa. Strettamente legata al problema dell editto e della sua pubblicazione è la parola gairethinx, una parola germanica all interno di un editto scritto in latino. La dottrina tradizionale i
IN particolare i germanisti ritengono che la parola gaire = lancia, e thinx = assemblea quindi questa parola significa assemblea degli uomini armati di fronte ai quali Rotari chiese l acconsentimento per l Editto. Per un'altra interpretazione thinx non significa assemblea perché all interno dell editto la parola thinx = donazione. Quindi, in realtà questa cerimonia veniva utilizzata sia nella donazione, sia nella manomissione dei servi che ricalca le fasi della mancipatio. Quindi in questo senso gaire è solo un rafforzativo. In conclusione, quando Rotari consegna quest editto lo fa come se fosse una donazione.

Andrea Avella ha detto...

Volevo parlare anche io dell'itituto giuridico del Gairethinx..da quanto ho capito questo istituto era un'assemblea di tutte le persone libere longobarde (chiamati arimanni),che unite insieme formavano l'esercito o (heermann) uomini d'onore..si dice che,loro tipica usanza, e tipica usanza tedesca fosse quella di presentarsi alle assemblee con lance spade e scudi..in seguito esprimevano le decisioni sbattendo le spade o le lance contro gli scudi..Per ciò che riguarda l'emanazione dell'Editto,re Rotari decise di emanarlo davanti all'assemblea del Gairethinx,in quanto lo promise se sarebbe risultata vittoriosa la campagna militare fatta contro i bizantini nelle terre di confine tra Toscana e Liguria..Attendo correzioni..Grazie mille in anticipo..a domani

Emanuele Conte ha detto...

Andrea Avella ha sbagliato: l'intepretazione ottocentesca che lui prpone è ormai superata. Davvero questo non era chiaro nella mia lezione?

Emanuele Conte ha detto...

402957 presenta le due interpretazioni come equivalenti. Per me non lo sono: è più convincente quella che riconosce nel Gairethinx un rito formale di dismissione di beni o diritti: la versione longobarda della mancipatio. L'idea dell'assemblea è fortemente condizionata dalle ideologie nazionaliste del XIX secolo.

francesca ha detto...

Ciao a tutti!Ho letto la spiegazione di 402957 e vorrei fare alcune correzioni,anche se un po’ in ritardo.Il gairethinx non è un istituto giuridico composto dall’assemblea dei combattenti.In realtà, secondo la spiegazione “tradizionale”,usata come chiave di lettura fino agli anni 80 del diciannovesimo secolo, la parola gairethinx era composta da due elementi:thinx che voleva dire assemblea e gaire che veniva fatto derivare da gere cioè lancia.Il gairethinx era quindi, l’assemblea degli uomini armati in riferimento al fatto che tale legge non era stata imposta dal legislatore al popolo ma l’editto era stato proposto all’assemblea e approvato attraverso la cerimonia che prevedeva lo sbattere della lancia sullo scudo.Tale interpretazione ha avuto una grande diffusione ma non è esatta.L’editto stesso contiene un capitolo in cui viene utilizzata la parola gairethinx in riferimento alle donazioni,il gairethinx era infatti una cerimonia che aveva lo scopo di rendere la donazione stabile e,inoltre, di consentire l’affrancazione dei servi.Si tratta,quindi, di una sorta di mancipatio di cui ne ricalcava le diverse fasi.Thinx può,perciò, essere tradotto come “dare qualcosa a qualcuno pubblicamente” e gaire altro non è che un rafforzativo,di conseguenza, gairethinx è una mancipatio definitiva.L’editto di Rotari era una concessione del sovrano, il quale lo consegna al popolo in modo inattaccabile attraverso tale cerimonia.E’ inoltre importante sottolineare come la presenza di tracce di mancipatio in Italia sia dovuta, non ad un attaccamento del popolo romano a istituti superati e aboliti da leggi, ma è dovuto a un popolo germanico che ha assorbito isituti romani facendone una propria consuetudine.
Spero di avere compreso correttamente la spiegazione ma aspetto correzioni se ci dovessero essere errori.
Oggi non sono potuta venire a lezione e vorrei sapere cosa è stato spiegato,grazie in anticipo.Buona giornata!