Leggendo le vostre risposte è chiaro che riflettete attentamente su quello che avete ascoltato a lezione, e forse già iniziato a studiare sul manuale, perciò non dovreste avere difficoltà nella prova scritta che vi aspetta. Le domande che sono state poste rappresentano per voi un esercizio di preparazione, per noi una verifica del tipo di quesito che può essere posto sotto forma di domanda a risposta multipla. Allora si vede come alla seconda domanda la risposta è certamente la C: il Codice teodosiano contiene leggi generali emanate tanto in oriente quanto in occidente. Alla prima domanda avete tutti risposto ancora C, ma la risposta migliore sarebbe la B che vede lo stesso Codice inquadrato nel fenomeno della volgarizzazione del diritto. La risposta C non è del tutto sbagliata, perciò siete stati bravi comunque, ma richiederebbe delle precisazioni concettuali (come ad es. alcune di quelle fatte dalla vostra collega 403031) che non possono trovare spazio in un test di questo tipo. Perciò di tanto in tanto noi cercheremo di porre domande che si prestino a risposte il più possibile univoche, voi, se credete, potrete continuare a esercitarvi così come alcuni di voi hanno fatto.
Lunedì a lezione ci sarà l'occasione di chiarire eventuali vostri dubbi sulle risposte.
Rispondendo poi a chi ha chiesto come vengono valutati gli interventi sul blog, dico che certamente tutti quelli che hanno risposto alle domande sono stati considerati positivamente per il fatto stesso di aver argomentato le loro soluzioni.
Buon fine settimana!
sabato 8 marzo 2008
giovedì 6 marzo 2008
Preparazione alla prova scritta
Alejandro, Federica, M. 403031 avete toccato bene la maggior parte dei temi introdotti a lezione; mi sembra perciò che le idee siano abbastanza chiare. Ma c'è un aspetto fondamentale del processo di volgarizzazione del diritto romano rimasto nell'ombra: quello della semplificazione dei testi di diritto romano classico. Forse lo avete colto perfettamente e per questo non avete speso parole per spiegarlo, ma se così non fosse, vi invito a prestarvi molta più attenzione perchè è una questione che, se colta in profondità fin da ora, vi permetterà di seguire facilmente il discorso delle prossime lezioni, vale a dire le ragioni alla base del dualismo legislativo presso le popolazioni barbariche, che pone spesso diverse difficoltà.
Per non temere la prova scritta (o esonero!), provate a rispondere a queste brevi domande:
Il Codice teodosiano contiene:
a) diritto romano classico
b) diritto romano volgare
c) entrambi
Il Codice teodosiano contiene leggi generali emanate:
a) in occidente
b) in oriente
c) in entrambe le parti dell'impero
Buona guarigione a tutti gli altri!
Per non temere la prova scritta (o esonero!), provate a rispondere a queste brevi domande:
Il Codice teodosiano contiene:
a) diritto romano classico
b) diritto romano volgare
c) entrambi
Il Codice teodosiano contiene leggi generali emanate:
a) in occidente
b) in oriente
c) in entrambe le parti dell'impero
Buona guarigione a tutti gli altri!
mercoledì 5 marzo 2008
Benvenuti nel blog!
Ho passato la mattina a casa prendendo medicine per tornare in forma prima di lunedì. Mi sembra che abbiate cominciato bene ad accedere al blog, con lo spirito giusto: in particolare, mi sembra utile porre domande su passaggi delle lezioni che non avete capito bene e provare a ricostruirne il senso entrando in comunicazione fra voi. Leggendo i vostri interventi capisco se sono sufficientemente chiaro e se ho trascurato qualcosa di importante.
La dottoressa Di Paolo vi darà di tanto in tanto delle indicazioni schematiche dei temi trattati, ma non esaurirà tutti i temi e tutti gli spunti. In certa misura siete voi che dovete trovare i punti più importanti e sottolinearli per discuterli fra voi.
Gli studenti del vecchio ordinamento abbiano pazienza. Definirò nelle prossime settimane un programma per loro.
La dottoressa Di Paolo vi darà di tanto in tanto delle indicazioni schematiche dei temi trattati, ma non esaurirà tutti i temi e tutti gli spunti. In certa misura siete voi che dovete trovare i punti più importanti e sottolinearli per discuterli fra voi.
Gli studenti del vecchio ordinamento abbiano pazienza. Definirò nelle prossime settimane un programma per loro.
martedì 4 marzo 2008
Prova scritta e blog
Per quanto riguarda la prova scritta necessaria ad accedere all'esame orale, i frequentanti avranno la possibilità di sostenerla a maggio e, nel caso in cui preferiscano aspettare o debbano ripeterla, negli appelli di esame. I non frequentanti, invece, soltanto in questi ultimi.
Per quanto riguarda l'accesso al blog, se non indicate i vostri nomi e cognomi o la matricola alla fine del vostro commento non potete essere identificati, pertanto registrati da noi in alcun modo. Ma non vi preoccupate di accedere al blog soltanto per lasciare i vostri nomi, perchè questo avrete modo di farlo quando prenderete parte a qualche discussione con le vostre idee o questioni, che sono ciò che qui interessa.
Per quanto riguarda l'accesso al blog, se non indicate i vostri nomi e cognomi o la matricola alla fine del vostro commento non potete essere identificati, pertanto registrati da noi in alcun modo. Ma non vi preoccupate di accedere al blog soltanto per lasciare i vostri nomi, perchè questo avrete modo di farlo quando prenderete parte a qualche discussione con le vostre idee o questioni, che sono ciò che qui interessa.
Mercoledì 5 marzo 2008
Mercoledì 5 marzo, per motivi di salute, il Prof. Conte non terrà la lezione di Storia del diritto medievale e moderno.
Diversi studenti hanno chiesto come si può entrare nel blog. Andate sul link "commento" che trovate alla fine di questo post e seguite le indicazioni che vi vengono date.
Diversi studenti hanno chiesto come si può entrare nel blog. Andate sul link "commento" che trovate alla fine di questo post e seguite le indicazioni che vi vengono date.
giovedì 28 febbraio 2008
Iscrizione al Corso di Law and the Humanities
Chi ha intenzione di frequentare il corso di Law and the Humanities è opportuno che visiti il blog di supporto (http://www.lawandhumanitiesroma3.blogspot.com/) dove vi sono numerose informazioni inerenti le lezioni. In particolare, è necessario iscriversi al corso tramite lo stesso blog; per ogni dubbio potete contattare la Dott. ssa Stefania Gialdroni.
mercoledì 13 febbraio 2008
Domande e curiosità sul corso di Law and the Humanities
Per chi è interessato a frequentare il corso di Law and the Humanities, o anche solo a saperne di più, c'è un blog di supporto, creato dalla Dott.ssa Stefania Gialdroni, dove potrete soddisfare le Vostre curiosità ponendo domande ora e durante il corso.
L'indirizzo del blog è il seguente:
http://www.lawandhumanitiesroma3.blogspot.com/
L'indirizzo del blog è il seguente:
http://www.lawandhumanitiesroma3.blogspot.com/
martedì 29 gennaio 2008
Diritto e cultura - Law and the Humanities
Quest'anno terrò un corso in più. Si tratta di uno dei sei corsi in inglese organizzati dalla nostra Facoltà. La traduzione in italiano del titolo, Diritto e Cultura, può far credere che sia possibile e conveniente non seguire il corso e sostenere soltanto l'esame. Non è così. Si tratta di un corso molto articolato, che non ha un "programma d'esame" che possa sostituire la frequenza. Quindi se non potete frequentare o non avete un livello sufficiente di inglese non ha senso pensare di fare soltanto l'esame. Comunque aprirò un blog specifico per questo nuovo corso
Discorso analogo, anche si diverso, per Diritto Comune. E' un corso specialistico, basato su appunti e fotocopie, e dunque anche in questo caso la frequenza è essenziale. Posso dare un percorso di studio individuale soltanto in casi particolari, e sempre concordando di persona il programma durante il mio orario di ricevimento.
Vi sembrerà strano, ma gli studi universitari dovrebbero essere composti di corsi, e non di esami.
Discorso analogo, anche si diverso, per Diritto Comune. E' un corso specialistico, basato su appunti e fotocopie, e dunque anche in questo caso la frequenza è essenziale. Posso dare un percorso di studio individuale soltanto in casi particolari, e sempre concordando di persona il programma durante il mio orario di ricevimento.
Vi sembrerà strano, ma gli studi universitari dovrebbero essere composti di corsi, e non di esami.
giovedì 17 gennaio 2008
Cambio della data di un esame
Attenzione: l'appello del 18 febbraio 2008 è rinviato al lunedì 25 febbraio. Gli appelli della sessione invernale si svolgeranno come segue:
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
8 - 1- 2008
4 - 2- 2008
25 - 2- 2008
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
8 - 1- 2008
4 - 2- 2008
25 - 2- 2008
Studiate insieme sotto il nostro controllo
Con un commento di ieri uno studente mi chiede cosa deve dire se si dovesse sentir fare una certa domanda. Non credo di poter rispondere, perché altrimenti cominceremmo una specie di esame alla rovescia, con lo studente che fa le domande e il professore che risponde.
Però alle domande che "temete" potete tentare di dare una risposta, almeno per punti, sul blog, correggendovi a vicenda. Io e la dottoressa Di Paolo supervisioniamo il vostro scambio e diamo qualche consiglio. Così magari invece di aver soltanto paura di certe domande potreste anche maturare qualche interesse per alcuni aspetti della storia del diritto.
Però alle domande che "temete" potete tentare di dare una risposta, almeno per punti, sul blog, correggendovi a vicenda. Io e la dottoressa Di Paolo supervisioniamo il vostro scambio e diamo qualche consiglio. Così magari invece di aver soltanto paura di certe domande potreste anche maturare qualche interesse per alcuni aspetti della storia del diritto.
sabato 12 gennaio 2008
Teoria del sinallagma di F. Connan
Aggiungiamo qualcosa a quanto detto sulla teoria del sinallagma di F. Connan (1508-1551). L’interpretazione del giurista francese costituisce un esempio del metodo seguito dalla Scuola dei culti, in particolare di quello rispondente all’indirizzo “sistematico”. I culti fanno ricorso alle fonti antiche, giuridiche e non giuridiche, con l’intento di incidere direttamente sull’interpretazione e dunque sull’applicazione delle fonti del diritto. Vediamo allora la portata innovativa dell’analisi di F. Connan della struttura giuridica del contratto.
Se dite che secondo il giurista francese la causa del contratto, la fonte della sua natura di obbligazione vincolante, risiede nel sinallagma, che egli reinterpreta etimologicamente come “scambio”, allora dovete aggiungere quanto ne consegue: cioè che è lo scambio a determinare l’obbligatorietà, il vincolo, non già la forma né la tradizione della cosa né le formule tipiche dello ius civile e neppure il consenso. Quest’ultimo, infatti, non può conferire forza obbligatoria ai “patti nudi”, cioè alle manifestazioni di volontà allo stato puro, che non sono “vestite” da forme o da cause tipiche e non tipiche, secondo quanto afferma Ulpiano in D.2.14.7.4 (“nuda pactio obligationem non parit”).
Per il principio di equità, che vede la giustizia come una proporzione (sulla scorta di Aristotele), è necessario che si mantenga un equilibrio delle rispettive prestazioni ed è questo a giustificare la trasformazione del patto in contratto, non già il fatto che l’ordinamento abbia previsto la singola figura negoziale. Cortese sintetizza efficacemente il concetto considerando come con l’analisi di F. Connan non valga più l’idea che sia il “nomen” tipico ad agire da “vestimentum pactorum”.
Tornando al metodo cosiddetto sistematico seguito da Connan, si vede allora come l’approccio filologico nella ricerca dell’etimologia e la cultura classica che si estende alle fonti non giuridiche conduca il giurista a conclusioni di indubbia portata teorica e pratica. E’ giusto poi ricordare, come avete fatto, che con il giusnaturalismo e più tardi il codice napoleonico si sia affermato piuttosto il principio che l’obbligazione nasce dal consenso delle parti.
Se dite che secondo il giurista francese la causa del contratto, la fonte della sua natura di obbligazione vincolante, risiede nel sinallagma, che egli reinterpreta etimologicamente come “scambio”, allora dovete aggiungere quanto ne consegue: cioè che è lo scambio a determinare l’obbligatorietà, il vincolo, non già la forma né la tradizione della cosa né le formule tipiche dello ius civile e neppure il consenso. Quest’ultimo, infatti, non può conferire forza obbligatoria ai “patti nudi”, cioè alle manifestazioni di volontà allo stato puro, che non sono “vestite” da forme o da cause tipiche e non tipiche, secondo quanto afferma Ulpiano in D.2.14.7.4 (“nuda pactio obligationem non parit”).
Per il principio di equità, che vede la giustizia come una proporzione (sulla scorta di Aristotele), è necessario che si mantenga un equilibrio delle rispettive prestazioni ed è questo a giustificare la trasformazione del patto in contratto, non già il fatto che l’ordinamento abbia previsto la singola figura negoziale. Cortese sintetizza efficacemente il concetto considerando come con l’analisi di F. Connan non valga più l’idea che sia il “nomen” tipico ad agire da “vestimentum pactorum”.
Tornando al metodo cosiddetto sistematico seguito da Connan, si vede allora come l’approccio filologico nella ricerca dell’etimologia e la cultura classica che si estende alle fonti non giuridiche conduca il giurista a conclusioni di indubbia portata teorica e pratica. E’ giusto poi ricordare, come avete fatto, che con il giusnaturalismo e più tardi il codice napoleonico si sia affermato piuttosto il principio che l’obbligazione nasce dal consenso delle parti.
Ordonnance del 1667
Si è parlato di “codificazione a livello costituzionale” con particolare riferimento alla ordonnance del 1667 con cui Luigi XIV ridisegnò l’intera disciplina del processo civile in modo organico. Il tema è complesso e richiederebbe ben altro spazio di approfondimento, perciò prendete quanto segue come dei semplici suggerimenti per riflettere sulle pagine del manuale.
Per comprendere quest’espressione si deve considerare innanzitutto che le ordonnances sono delle leggi che disciplinano in via generale uno o più istituti e in età moderna diventano una prerogativa del re. Il sovrano interviene con l’intento di riordinare una branca della legislazione; nel nostro caso quella dei meccanismi del rendere giustizia. Le ordonnances sono, infatti, una sorta di “mini-codici”, come anche le ricorda Birocchi.
Non entriamo qui nella discussione – che pure dovete tenere a mente – se queste leggi organiche debbano essere classificate come codificazioni o consolidazioni, vale a dire se presentino o meno tutti i caratteri propri di un codice nel senso moderno del termine. Consideriamo soltanto che in esse manca il carattere fondamentale dei codici moderni: cioè l’esclusione di ogni altra fonte applicabile alle materie disciplinate. Esse escludono l’applicazione di ogni altra norma contraria al loro dettato legislativo, ma non il ricorso alle consuetudini, al diritto comune, alla dottrina nel caso di lacune o di necessità di interpretare il singolo dato normativo. Dunque la legge non è l’unica fonte che può disciplinare la materia, ad es., della procedura civile.
Tornando all’espressione che, a ragione, ha suscitato dubbi in qualcuno di voi. L’ordonnance del 1667 vuole attribuire alla monarchia francese il controllo normativo in tema di giustizia che le Supreme Corti di fatto si arrogavano interpretando le leggi del regno. Allora Luigi XIV fissa una serie di regole (che Birocchi riporta nel dettaglio) per evitare che i Parlamenti prendano decisioni discrezionali che spesso erano in contrasto con le norme positive. E dietro la previsione di queste regole – come sottolinea Birocchi – si intravede una sorta di separazione costituzionale dei poteri che si avrà solo più tardi: il potere legislativo spetta solo al sovrano e quello giudiziario si riduce ad una mera applicazione delle norme. Con questa ordonnance Luigi XIV intervenne perciò nella definizione non soltanto dei meccanismi di applicazione della giustizia, ma anche del rapporto dei poteri del re e dei Parlamenti.
Per comprendere quest’espressione si deve considerare innanzitutto che le ordonnances sono delle leggi che disciplinano in via generale uno o più istituti e in età moderna diventano una prerogativa del re. Il sovrano interviene con l’intento di riordinare una branca della legislazione; nel nostro caso quella dei meccanismi del rendere giustizia. Le ordonnances sono, infatti, una sorta di “mini-codici”, come anche le ricorda Birocchi.
Non entriamo qui nella discussione – che pure dovete tenere a mente – se queste leggi organiche debbano essere classificate come codificazioni o consolidazioni, vale a dire se presentino o meno tutti i caratteri propri di un codice nel senso moderno del termine. Consideriamo soltanto che in esse manca il carattere fondamentale dei codici moderni: cioè l’esclusione di ogni altra fonte applicabile alle materie disciplinate. Esse escludono l’applicazione di ogni altra norma contraria al loro dettato legislativo, ma non il ricorso alle consuetudini, al diritto comune, alla dottrina nel caso di lacune o di necessità di interpretare il singolo dato normativo. Dunque la legge non è l’unica fonte che può disciplinare la materia, ad es., della procedura civile.
Tornando all’espressione che, a ragione, ha suscitato dubbi in qualcuno di voi. L’ordonnance del 1667 vuole attribuire alla monarchia francese il controllo normativo in tema di giustizia che le Supreme Corti di fatto si arrogavano interpretando le leggi del regno. Allora Luigi XIV fissa una serie di regole (che Birocchi riporta nel dettaglio) per evitare che i Parlamenti prendano decisioni discrezionali che spesso erano in contrasto con le norme positive. E dietro la previsione di queste regole – come sottolinea Birocchi – si intravede una sorta di separazione costituzionale dei poteri che si avrà solo più tardi: il potere legislativo spetta solo al sovrano e quello giudiziario si riduce ad una mera applicazione delle norme. Con questa ordonnance Luigi XIV intervenne perciò nella definizione non soltanto dei meccanismi di applicazione della giustizia, ma anche del rapporto dei poteri del re e dei Parlamenti.
giovedì 13 dicembre 2007
Nessuno vuol provare a rispondere?
Abbiamo due domande: una sui generi letterai e un'altra sulla teoria del sinallagma in Connano. Invece di rispondere preferirei vedere i vostri tentativi di chiarimento. Volete provare?
lunedì 10 dicembre 2007
Provate a rispondere e a farvi domande
Uno studente ha chiesto chiarimenti sui generi letterari usati dai giuristi medievali. Se qualcuno prova a rispondere correggerò le risposte. Nello stesso tempo potete continuare a farvi domande e a provare a rispondere. Così si chiarirà qualche punto difficile del libro.
Buon lavoro
Buon lavoro
domenica 9 dicembre 2007
Bentornati sul blog
E' naturale che si torni a collegarsi al blog quando si avvicinano gli esami e ci si prepara. Dunque ravviviamo un po' la discussione, che si era interrotta dopo settembre.
Benvenuta l'ultima domanda sul concetto di Studium generale, che è stato discusso dagli storici del diritto, perché alcuni ritenevano che questo titolo si desse soltanto alle Università che erano state fondate o legittimate dal papa o dall'imperatore. Invece le ricerche più recenti (Cortese cita Vercelli) dimostrano che "generale" significava che le scuole avevano un curriculum definito, delle regole stabilite e più d'una facoltà. Questo cominciò a verificarsi nel Duecento, dopo che per circa un secolo la struttura degli studi superiori era stata libera, e il rapporto diretto fra un professore e i suoi studenti prevaleva su regole e verifiche istituzionali.
Provate a pensarci: da allora l'insegnamento diventa una funzione istituzionale, e con naturalezza si lega al potere pubblico. Comuni istituiscono università, Federico II progetta il suo Stato con l'Università di Napoli, la prima fondata da un sovrano, il papa riserva all'autorità spirituale (a Bologna l'arcidiacono) il conferimento della laurea.
Oggi è ancora così: i titoli accademici sono "garantiti" da autorità pubbliche, esistono regolamenti molto rigidi per frequentare l'Università, gli Stati controllano l'istruzione superiore. Vi stupisce che questa istituzione medievale sia ancora oggi viva?
Benvenuta l'ultima domanda sul concetto di Studium generale, che è stato discusso dagli storici del diritto, perché alcuni ritenevano che questo titolo si desse soltanto alle Università che erano state fondate o legittimate dal papa o dall'imperatore. Invece le ricerche più recenti (Cortese cita Vercelli) dimostrano che "generale" significava che le scuole avevano un curriculum definito, delle regole stabilite e più d'una facoltà. Questo cominciò a verificarsi nel Duecento, dopo che per circa un secolo la struttura degli studi superiori era stata libera, e il rapporto diretto fra un professore e i suoi studenti prevaleva su regole e verifiche istituzionali.
Provate a pensarci: da allora l'insegnamento diventa una funzione istituzionale, e con naturalezza si lega al potere pubblico. Comuni istituiscono università, Federico II progetta il suo Stato con l'Università di Napoli, la prima fondata da un sovrano, il papa riserva all'autorità spirituale (a Bologna l'arcidiacono) il conferimento della laurea.
Oggi è ancora così: i titoli accademici sono "garantiti" da autorità pubbliche, esistono regolamenti molto rigidi per frequentare l'Università, gli Stati controllano l'istruzione superiore. Vi stupisce che questa istituzione medievale sia ancora oggi viva?
martedì 4 dicembre 2007
Date degli esami
Gli esami si terranno alle ore 9 nei seguenti giorni:
Sessione invernale
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
8 - 1- 2008
4 - 2- 2008
18 - 2- 2008
Sessione estiva
Storia del Diritto Medievale e Moderno
9 - 6 - 2008
30 - 6 - 2008
17 -7 - 2008
Diritto Comune
10 - 6 - 2008
1 - 7 - 2008
17 - 7 - 2008
Sessione autunnale
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
4 - 9 - 2008
22 - 9 - 2008
Sessione invernale
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
8 - 1- 2008
4 - 2- 2008
18 - 2- 2008
Sessione estiva
Storia del Diritto Medievale e Moderno
9 - 6 - 2008
30 - 6 - 2008
17 -7 - 2008
Diritto Comune
10 - 6 - 2008
1 - 7 - 2008
17 - 7 - 2008
Sessione autunnale
Storia del Diritto Medievale e Moderno
Diritto comune
4 - 9 - 2008
22 - 9 - 2008
lunedì 22 ottobre 2007
Recupero tre crediti
La prova per il recupero di tre crediti si svolgerà il giorno 12 novembre alle ore 12,00. Per la preparazione si deve studiare la dispensa Dinamiche del Diritto Medievale, che si trova in libreria presso l'Università. La prova consiste in un test che mira ad accertare la comprensione del testo che si è studiato.
Per il test non è necessario prenotarsi!
Per il test non è necessario prenotarsi!
venerdì 7 settembre 2007
Cortese, Birocchi e la storia del diritto
L'osservazione di Marta è molto matura e pertinente, e merita una risposta anche teorica e non soltanto pratica.
Il primo profilo sollevato da Marta è quello delle impostazioni storiografiche e del modo di scrivere la storia. Come ho cercato di sottolineare a lezione, la storia non è una materia "positiva", che raccoglie solo dati di fatto e avvenimenti del passato. E' anche questo, naturalmente, e ve ne accorgete imparando le molte nozioni indispensabili alla comprensione del discorso. Ma nella grande quantità di cose avvenute, di libri scritti, di documenti conservati, è essenziale scegliere una linea di lettura, collegare diversi ambiti, costruire una interpretazione del passato. E questa parte della storia non è "oggettiva", ma soggettiva: è la ricostruzione di uno studioso, che offre un disegno di un'epoca o di un'evoluzione econdo la propria sensibilità e il proprio senso storico.
Ne abbiamo parlato molte volte confrontando diverse proposte storiografiche, e leggendo fra le righe del libro di Cortese il superamento di certe interpretazioni tradizionali (pensate alla personalità del diritto, o a Bologna come unica sede della scienza giuridica medievale).
Perciò, quando studiate un manuale di storia del diritto, voi leggete una certa ricostruzione soggettiva del passato: le fonti e i dati di fatto sono ordinati e proposti in un ordine proposto da un autore.
Ecco perché il passaggio da un autore all'altro crea disorientamento: non può che essere così.
Da parte mia, io ritengo che la lettura di libri diversi possa essere positiva, specialmente se si è fatta la fitica di seguire le lezioni. In effetti io intendo il manuale come uno strumento essenziale per la didattica, ma lo considero veramente utile solo se discusso alla luce delle lezioni, o al limite servendosi di questo blog. Proprio perché si tratta di letture soggettive, esse producono più frutto quando sono discusse e confrontate con altre.
C'è poi un problema contingente: il testo di Birocchi è molto ampio, e non lo avrei adottato se ne avessi trovato uno più sintetico. Per ora non ce n'è, e lo stesso Birocchi non ha ancora pubblicato il suo manuale "breve", che sto attendendo. Anche quando sarà uscito, però, resterà una differenza con il manuale di Cortese. Anche perché Cortese è forse il più grande studioso vivente del diritto medievale, e la sua sintesi è un capolavoro che difficilmente può essere uguagliato.
C'è un altro profilo che Marta ha suggerito: che differenza c'è tra la storia del diritto e la storia del pensiero giuridico. E questo è un tema ancora più ampio e importante. Benedetto Croce, ad esempio, diceva che del pensiero non si può fare la storia, perché è un concetto astratto che non ha una vita vera e propria, e perciò non può avere una storia.
Io sono d'accordo con Marta e con Croce: la storia del diritto deve comprendere tutti gli aspetti del fenomeno giuridico, non fermarsi né alla cosiddetta evoluzione degli istituti giuridici né tradursi in una carrellata di figure di intellettuali ben allineate una dopo l'altra. Il diritto è fatto di esigenze delle società, di interventi di legislatori, di cultura, di prassi giudiziarie. Anche di teorie e di libri, ovviamente: ma noi capiamo libri e teorie solo quando le intepretiamo alla luce di quello che accade nella storia.
Dunque: per imparare qualcosa di storia del diritto moderno servitevi del manuale di Birocchi per conoscere i dati di fatto. Cercate al suo interno le interpretazioni e non rinunciate mai al vostro senso critico.
Il primo profilo sollevato da Marta è quello delle impostazioni storiografiche e del modo di scrivere la storia. Come ho cercato di sottolineare a lezione, la storia non è una materia "positiva", che raccoglie solo dati di fatto e avvenimenti del passato. E' anche questo, naturalmente, e ve ne accorgete imparando le molte nozioni indispensabili alla comprensione del discorso. Ma nella grande quantità di cose avvenute, di libri scritti, di documenti conservati, è essenziale scegliere una linea di lettura, collegare diversi ambiti, costruire una interpretazione del passato. E questa parte della storia non è "oggettiva", ma soggettiva: è la ricostruzione di uno studioso, che offre un disegno di un'epoca o di un'evoluzione econdo la propria sensibilità e il proprio senso storico.
Ne abbiamo parlato molte volte confrontando diverse proposte storiografiche, e leggendo fra le righe del libro di Cortese il superamento di certe interpretazioni tradizionali (pensate alla personalità del diritto, o a Bologna come unica sede della scienza giuridica medievale).
Perciò, quando studiate un manuale di storia del diritto, voi leggete una certa ricostruzione soggettiva del passato: le fonti e i dati di fatto sono ordinati e proposti in un ordine proposto da un autore.
Ecco perché il passaggio da un autore all'altro crea disorientamento: non può che essere così.
Da parte mia, io ritengo che la lettura di libri diversi possa essere positiva, specialmente se si è fatta la fitica di seguire le lezioni. In effetti io intendo il manuale come uno strumento essenziale per la didattica, ma lo considero veramente utile solo se discusso alla luce delle lezioni, o al limite servendosi di questo blog. Proprio perché si tratta di letture soggettive, esse producono più frutto quando sono discusse e confrontate con altre.
C'è poi un problema contingente: il testo di Birocchi è molto ampio, e non lo avrei adottato se ne avessi trovato uno più sintetico. Per ora non ce n'è, e lo stesso Birocchi non ha ancora pubblicato il suo manuale "breve", che sto attendendo. Anche quando sarà uscito, però, resterà una differenza con il manuale di Cortese. Anche perché Cortese è forse il più grande studioso vivente del diritto medievale, e la sua sintesi è un capolavoro che difficilmente può essere uguagliato.
C'è un altro profilo che Marta ha suggerito: che differenza c'è tra la storia del diritto e la storia del pensiero giuridico. E questo è un tema ancora più ampio e importante. Benedetto Croce, ad esempio, diceva che del pensiero non si può fare la storia, perché è un concetto astratto che non ha una vita vera e propria, e perciò non può avere una storia.
Io sono d'accordo con Marta e con Croce: la storia del diritto deve comprendere tutti gli aspetti del fenomeno giuridico, non fermarsi né alla cosiddetta evoluzione degli istituti giuridici né tradursi in una carrellata di figure di intellettuali ben allineate una dopo l'altra. Il diritto è fatto di esigenze delle società, di interventi di legislatori, di cultura, di prassi giudiziarie. Anche di teorie e di libri, ovviamente: ma noi capiamo libri e teorie solo quando le intepretiamo alla luce di quello che accade nella storia.
Dunque: per imparare qualcosa di storia del diritto moderno servitevi del manuale di Birocchi per conoscere i dati di fatto. Cercate al suo interno le interpretazioni e non rinunciate mai al vostro senso critico.
martedì 4 settembre 2007
Il buon uso del blog
Bentornati a tutti. Spero abbiate passato buone vacanze, e che chi vuol fare l'esame a settembre non abbia sudato troppo sui libri.
Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato al blog, soprattutto quelli che lo hanno usato per scambiarsi informazioni, per porre domande sul programma, per provare a dare risposte. Il vostro impegno ha dimostrato che l'idea del blog è utile per aiutare tutti a studiare e a prepararsi, e può essere utile anche a me per giudicare l'impegno di qualcuno. In effetti non è detto che l'unico modo di giudicarvi sia quello di farvi delle domande all'esame: entro certi limiti è possibile conoscervi anche in altri modi.
Ora non ci sono corsi in vista, ma molti di voi devono ancora sostenere l'esame. Durante questo periodo, il blog può fornirvi un minimo di supporto didattico. Per usarlo correttamente vi invito a
1) porre domande tra voi su parti di programma che vi sembrano oscure, come è stato fatto di recente suscitando risposte chiare da Michela. Io tengo d'occhio le discussioni ed eventualmente vi posso aiutare.
2) provare ad esporre per iscritto parti che avete capito: tutti potranno interloquire e correggere le esposizioni.
3) anche le questioni amministrative possono trovare risposta sul blog.
4) in generale: quando dovete pormi delle domande che interessano tutti (ad esempio: a che ora è l'esame) ponetele sul blog. Quando invece dovete fare delle richieste personali o non volete che tutti leggano le risposte, allora scrivetemi a e.conte@uniroma3.it
Buon lavoro
Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato al blog, soprattutto quelli che lo hanno usato per scambiarsi informazioni, per porre domande sul programma, per provare a dare risposte. Il vostro impegno ha dimostrato che l'idea del blog è utile per aiutare tutti a studiare e a prepararsi, e può essere utile anche a me per giudicare l'impegno di qualcuno. In effetti non è detto che l'unico modo di giudicarvi sia quello di farvi delle domande all'esame: entro certi limiti è possibile conoscervi anche in altri modi.
Ora non ci sono corsi in vista, ma molti di voi devono ancora sostenere l'esame. Durante questo periodo, il blog può fornirvi un minimo di supporto didattico. Per usarlo correttamente vi invito a
1) porre domande tra voi su parti di programma che vi sembrano oscure, come è stato fatto di recente suscitando risposte chiare da Michela. Io tengo d'occhio le discussioni ed eventualmente vi posso aiutare.
2) provare ad esporre per iscritto parti che avete capito: tutti potranno interloquire e correggere le esposizioni.
3) anche le questioni amministrative possono trovare risposta sul blog.
4) in generale: quando dovete pormi delle domande che interessano tutti (ad esempio: a che ora è l'esame) ponetele sul blog. Quando invece dovete fare delle richieste personali o non volete che tutti leggano le risposte, allora scrivetemi a e.conte@uniroma3.it
Buon lavoro
Iscriviti a:
Post (Atom)